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Home Lago/La pesca La storia della laguna

Le prime testimonianze storiche, sull’origine di Lesina e della sua affermazione nel territorio del Gargano, sono giunte a noi grazie al lago. Secondo l’opinione dei geologi e dei geografi fin dall’origine gran parte della Daunia era coperta dalle acque del mare. Esse, con il passare dei secoli, si sono ritirate negli attuali confini. Nei punti costieri di maggior depressione, vi lasciarono varie insenature che, dopo, presero una configurazione marcatamente lacuale. Tale origine si attribuisce ai laghi di Varano, Salpi e Lesina.
LESINA__ANTICASulle “Tavole di Tolomeo”, sul “Frammento della Carta Teodosiana”, più conosciuta con il nome di “Carta Peutinger”, ed in quasi tutte le altre antiche, i sunnominati laghi sono disegnati come insenature di mare, con una configurazione molto diversa da quella attuale. La Carta Teodosiana, conosciuta come Carta di Peutinger (o Tabula peutingeriana), risale al III secolo d.C. ed è la più antica tavola geografica dell’Italia romana, con il tracciato di tutte le vie consolari.
L’originale, lungo circa sei metri, dipinto su pergamena, si conserva nella Biblioteca Nazionale Austriaca di Vienna. Fu pubblicata per la prima volta a Venezia nel 1591 da Marco Velser. Nei vari scritti che si sono pubblicati sul Varano e sulla sua importanza strategica che ebbe durante i conflitti bellici, tanto da diventare anche un porto militare, si è dimostrato che quel lago un tempo è stato golfo o porto dell’Adriatico, frequentato da navi mercantili. Si è pure affermato che esso fosse il tanto discusso Portus Garnae dei nostri antenati. Strabone e Pomponio Mela lo indicano come Seno. Tolomeo lo chiama Golfo. Plinio lo chiama Portus e lo indica come il Portus Garnae. Il lago di Salpi, un tempo, comunicava con il mare, ma avendo perduto questa comunicazione, è diventato un lago morto.
In una monografia sullo stesso Salpi , dove è dimostrata l’origine marina del lago, si legge che la sua foce, un tempo spaziosa e profonda, abbandonato alla noncuranza, fu in gran parte chiusa e di conseguenza cessò la sua qualità di seno e cominciò quella di lago. Il Lago di Lesina presenta una forma quasi circolare, avente una comunicazione con il mare, tale da sembrare un vero emisfero naturale. Il bacino dà più l’idea di un porto, che quella di lago o pantano propriamente detto. Strabone per primo lo chiama lago limaccioso e Plinio Lacus Pantanus , doppia qualifica, come si sostiene da molti, a dimostrare la sua originaria natura lacustre e pantanina. L’appellativo Lacus ed il qualificativo Pantanus, fu dato dagli antichi con il preciso intento di specificare la natura lacustre e la qualità di pantanoso, paludoso, limaccioso di quel bacino.                    
L’ostruzione del porto principale del Fortore, le antiche foci di questo fiume, l’interramento dei numerosi canali tra il mare ed il lago esistenti fino a qualche secolo fa, confermano l’origine del lago di Lesina. Se non si può affermare che lo specchio di acque, che circonda l’abitato di Lesina, all’epoca della fondazione della città, fosse ancora seno, o già si fosse ridotto a lago, si può certamente affermare che esso fin d’allora avesse comunicazione con il mare. Forse la periferia del bacino ne era più ristretta e la conformazione era ben diversa da quella odierna. Le acque certamente dovevano essere più salubri e il letto più profondo. Il fondo doveva essere senza fango e privo di quelle erbe palustri, molto ricercate dagli uccelli acquatici e molto dannose alla pubblica salute.                         L’aria, indubbiamente, era pura e salubre, immune da quei miasmi micidiali che dettero in seguito al lago, scrive il Beltramelli, la triste nomea che oggi possiede . E’ noto che l’Apulia (e in particolare modo la Daunia) fu sempre annoverata prima fra le più desolate parti d’Italia . Il mare, ritirandosi, aveva lasciato estese zone lagunose, acquitrinose e malariche. Con i calori estivi, resi più intensi per la mancanza di piante, il terreno divenne arido e polveroso.
Le caligini infestavano l’aria, tutta la zona bassa s’impregnava di micidiali miasmi. Cicerone la chiamò la regione più vuota d’Italia e Paolo Diacono addirittura terra di perdizione. Tra le regioni d’Italia, la Puglia era la meno densamente popolata. Gli abitanti erano ristretti verso i colli e verso i mari, perché tutta la zona era priva di alberi e di oasi. La pianura era esposta agli ardenti raggi del sole per la sua grande ampiezza. Giuseppe Rosati, nel deplorare l'insensata dissodazione dei boschi, per la quale oggi risentiamo tutti i danni da lui profetizzati, fa un quadro desolante della sua trasandata e diletta provincia .
Ora, se le condizioni climatiche della nostra provincia, nei primi secoli dell’era volgare, erano così deplorevoli, peggiori ancora sarebbero state quelle dei dintorni di Lesina, all’inizio della sua esistenza, se il lago non fosse stato marino, ma pantanoso. Gli antichi, nel fondare città e villaggi, castelli e monasteri presceglievano i monti, i colli, le rive dei fiumi e le spiagge dei mari, tenendo conto di tre fattori indispensabili. aria, sicurezza e sbocchi commerciali. Fu sempre cura dei popoli, anche i più rozzi, stabilirsi in contrade salubri, privilegiando, nella scelta delle loro case, zone d’aria pura, prima di scegliere terreni fertili. A tal punto si potrebbe obiettare che i fondatori di Lesina non tennero conto degli altri fattori, preferirono solo la salubrità dell’aria.                       Lo ha dimostrato il fatto che Lesina, in breve tempo, divenne popolosa ed importante città e tale si mantenne per molti anni. Bisogna convenire che il suo lago, a quel tempo, era alimentato dalle acque saluberrime del mare e che l’aria era sana e pura. Soltanto molto tempo dopo, a causa di cataclismi, piene, detriti di fiumi e torrenti ne cambiarono la forma, l’estensione, la profondità e la natura. Si deve, quindi escludere che una città tanto importante, quale è stata Lesina nel suo passato, potesse sorgere e prosperare in un luogo micidialmente malsano. Si deve ammettere che l’aria fosse salubre .
La salubrità dell’aria non è certo un prodotto di un pantano o di un lago pantanino. Il lago sta alle falde occidentali del Gargano, si estende per venti chilometri ed è largo tre, con una superficie di circa 5.100 ettari, corrispondente Kmq. 51,4. Ha una profondità media di m. 0,80 con punte massime di m. 1,50. Nella parte settentrionale ha due canali di comunicazione con il vicino Adriatico, da cui lo separa, in tutta la sua lunghezza, una duna boscosa, ricca di querce e di elci, di zappino e di lauro, di mirto e di rosmarino.
Il lago ha sempre costituito la principale ricchezza della contea di Lesina. La pescaera abbondantissima, e il pesce, anche salato, era inviato in molti mercati di consumazione vicini e lontani . La contea con la laguna era passata dagli Svevi agli Angioini, da Carlo I al figlio Carlo II, fino a quando la regina Margherita la donò alla casa dell’Annunziata di Napoli. Venuta la soppressione dei feudi e l’emanazione delle leggi eversive della feudalità, alla università di Lesina fu assegnato un terzo del lago e circa 150 versure del bosco sull’istmo, il resto al feudatario. La pesca, nella terza parte del lago, concessa al comune di Lesina, fu dapprima esercitata liberamente da tutti gli abitanti del comune, ai quali fu imposto di pagare pochi centesimi per ogni rotolo di pesca fatta. Il municipio poi pensò meglio di cedere in fitto quella parte del lago al Principe Imperiale, proprietario dell’altra parte del lago stesso.
Ai lesinesi fu conservato il diritto di pescarvi liberamente solo in quattro giorni dell’anno: nella vigilia di Natale, dell’Annunziata e di San Primiano e nel Venerdì Santo. Nel 1823 il Comune cedette in enfiteusi perpetua al feudatario medesimo anche quella zona, rimanendo così soppresso ogni diritto popolare di pesca nella laguna, prima concessi ai lesinesi nei quattro giorni indicati dell’anno. Ci furono lotte per tali diritti, sempre più accese, come tutte le questioni demaniali.
Ci furono sommosse popolari, inutili rappresaglie sulla antica ed effettiva proprietà dell’uso dell’acqua e del fondo del lago. Nella zona centrale della laguna sboccano alcuni affluenti di cui i più importanti sono i canali di S. Lorenzo, Lauro e Caldoli, tutti di origine sorgiva . La salinità dell’acqua varia notevolmente sia nell’arco dell’anno sia nelle diverse zone della laguna stessa. Nella zona occidentale, infatti, la salinità varia fra il 33 e il 17%, mentre nella zona centrale i valori oscillano tra 19 e 11% .
Il lago di Lesina è diventato “area di importanza internazionale” per la ricchezza ed abbondanza della fauna e della flora, in particolare per la presenza di uccelli. Nel lago svernano decine di migliaia di anatre e molte altre specie di uccelli acquatici. E’ inserito nel perimetro del parco nazionale del Gargano.
La popolazione ittica è quella con prevalenza di specie mugilidi. Durante il periodo autunnale è praticata la pesca alle anguille, effettuata per la più parte con bertovelli pescati per mezzo di sbarramenti di rete posti perpendicolarmente alla dimensione maggiore del lago, dette “paranze”. Nel lago di Lesina le specie ittiche più abbondanti e più importanti sono l’orata, la spigola, la sogliola e soprattutto le varie specie di muggini e di anguille, distinte dagli abitanti in maretiche e pantanine.
Le anguille maretiche, dette secondo la grandezza: anguille, capomazzi, capitoni, hanno rappresentato e rappresentano la base degli introiti della pesca nella laguna. Nel passato la pesca delle anguille raggiungeva fino a 1600 quintali annui. Ora, invece, la pesca oscilla tra settecento e trecento quintali annui.

 
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Vita pantanina, il fumetto

un bellissimo fumetto ambientato

nell'ambiente lagunare lesinese.

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